La Colonia Marina "Decima Legio" di Miramare #13 - Il Palloncino Rosso
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La Colonia Marina “Decima Legio” di Miramare #13

La Colonia Marina “Decima Legio” di Miramare #13

 

«Festosa vita di bimbi alla Colonia Marina della Decima Legio»: così titolava, un po’ pomposamente, il giornale L’assalto il 17 agosto 1935. Articolo a tutta pagina, ma ne seguirono altri due le settimane successive, un vero e proprio “reportage” sulla Colonia Bolognese di Miramare.
Il periodico, lo ricordiamo, era l’organo ufficiale della Federazione fascista, infatti spesso riprendeva pari pari i comunicati stampa del Partito. D’altra parte sono gli stessi inviati in terra romagnola a dichiarare apertamente che le colonie marine erano «uno dei focolai più vivi della propaganda fascista e dell’educazione politica»; più precisamente «una propaganda fatta con il più convincente degli argomenti: l’assistenza». Ed erano i racconti dei bambini, una volta tornati in famiglia, a diffondere ulteriormente il verbo fascista: importantissimi, proprio perché non sospetti di travisamento. L’assistenza all’infanzia insomma era un vero cavallo di battaglia del Fascismo, tanto che, si diceva, il caso italiano aveva fatto scuola.
Così iniziava il servizio: «Al visitatore che da Rimini si diriga al sud, subito dopo il centro balneare di Miramare, a poco più di un centinaio di metri dall’abitato, sulla sinistra della strada litoranea appare una lunga serie di padiglioni collegati insieme, adorni di giardini e recintati da un’alta cancellata». La descrizione del lungo edificio è già stata proposta nelle puntate precedenti, qui però abbiamo alcuni particolari interessanti. Sì è detto che ai piani superiori dei padiglioni più grandi, in entrambi i reparti maschile e femminile, erano presenti due sale soggiorno e sei camerate-dormitori (al piano rialzato) e i restanti otto dormitori al primo piano: in totale dunque 14 camerate. La capienza di quei dormitori era di cinquanta letti ciascuno, «bianchi lettini in ferro» corredati da un comodino dove riporre il corredo personale, temporaneo perché di proprietà della colonia. Complessivamente la capienza totale della colonia era quindi di 700 posti, infatti questo era mediamente il numero di bimbi ospitati ad ogni turno: moltiplicati per tre mesi, assommavano ad oltre 2.000 ogni estate. Di fianco alle camerate, onde mantenere l’ordine e risparmiare tempo, erano collocate delle salette per l’igiene mattutina, alcune con lavandini, altre con gabinetti.
Le sale soggiorno, destinate alle attività nei giorni nuvolosi o piovosi, erano arredate con tavolinetti-scrittoi e panchetti, adatti alla scrittura e ai giochi. Era presente anche un pianoforte e un armonium, per l’insegnamento del canto e del balletto, dato che ad ogni turno di soggiorno veniva richiesta una rappresentazione-saggio.
All’ultimo piano le altre otto camerate avevano la stessa identica disposizione di quelle inferiori. Nel corpo centrale era presente una infermeria, ma per le occorrenze più gravi c’era la «villetta dell’isolamento […] una vera colonia in miniatura» perché riprendeva in proporzione minore tutti i servizi dell’edificio maggiore.
Al piano terreno, come ben sapete, erano dislocati i refettori: tre, di cui i due maggiori per complessivi 250 bimbi, l’altro poco meno. Accanto i servizi per l’igiene pre-pasto. Anche qui erano presenti sale soggiorno, meno ammobiliate delle altre perché destinate ai giochi di movimento. Nel corpo centrale le ampie cucine «dove le pentole vengono alzate dai fornelli da alte grue».
Completava il tutto l’altro piccolo edificio distaccato, quello adibito a guardaroba, lavanderia, stireria e caldaie: un lavoro notevole, perché ognuno dei 700 ospiti aveva almeno cinque o sei capi di vestiario cambiati ogni tre giorni, più lenzuoli, corredo da tavola e salviette da bagno.

(Per la fonte si ringrazia la Biblioteca D’arte E Di Storia Di San Giorgio In Poggiale di Bologna)