La Colonia Bolognese a Riccione #04 - Il Palloncino Rosso
16279
post-template-default,single,single-post,postid-16279,single-format-standard,cookies-not-set,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1400,footer_responsive_adv,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-16.1,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.7,vc_responsive
 

La Colonia Bolognese a Riccione #04

La Colonia Bolognese a Riccione #04

In questo articolo vogliamo illustrare come se la passavano i piccoli bolognesi sul mare Adriatico: a questo scopo è utile la testimonianza della signorina Pina Collina, membro della prima ora del Fascio femminile di Bologna (di cui diventerà Fiduciaria) e poi direttrice della Colonia.

I bimbi accolti avevano dai 6 ai 12 anni, selezionati dopo attenta visita medica: solitamente erano anemici, linfatici e adenoidei. Al loro arrivo venivano ritirati i vestiti e consegnata una divisa: bianca e azzurra per i maschi, bianca e rosa per le bimbe.

L’impatto non era semplice, abituati come erano alla libertà in famiglia: qui la disciplina vigeva incontrastata («ogni occupazione è soggetta ad un orario, ogni pasto regolato da un ordine»). Ottimisticamente, la nostra Pina affermava però che trascorsa la prima settimana la vita familiare era solo un lontano ricordo e anzi, una volta rientrati a casa, i bimbi sovente scrivevano alle maestre per ringraziarle…

Dovete sapere che i fanciulli erano divisi in squadre: i maschi in aquilotti, galletti, pulcini e grilli (a seconda dell’età); le femmine in rondini, farfalle, libellule e lucciole. Le addette all’assistenza erano diplomate e tesserate e dovevano seguire un corso apposito per “vigilatrici di colonia”. Vi era poi un medico direttore sanitario affiancato da infermiere.
I cibi di maggior consumo come pane, latte, carne, pesce e frutta erano scelti attentamente tra i più freschi, cucinati in modo semplice.

La sveglia era fissata alle 6.30 in luglio-agosto, alle 7 in settembre. Al suono della campana i bimbi si alzavano, provvedevano alle pulizie personali e, sempre in squadre, scendevano in cortile per gli esercizi di ginnastica respiratoria.
Alle 7.30 la prima colazione, preceduta dalla preghiera, poi tutti di nuovo fuori per i giochi. Al fischio di adunata si componevano delle file e poi in quadrato attorno al pennone con la bandiera tricolore per il rito dell’alzabandiera, accompagnando con canti. Dopo di ciò cure elioterapiche e bagni «se il tempo lo permette» (ma non duravano più di 10-15 minuti).

Fonte: Archivio Istituto Luce

A mezzogiorno seconda colazione, quindi ricreazione e alle 14 attività intellettuali: ad esempio ascoltare la lettura di un libro attorno alla maestra, oppure scrivere, disegnare, colorare.
Alle 15 di nuovo in spiaggia liberamente, fino a che non giunge la merenda (pane e frutta); così fino alle 18, quando veniva ammainata la bandiera.

A questo punto nei refettori si spargeva odore di «minestra scodellata», quindi dopo la cena ancora ricreazione e alle 20.30 l’ultima campana dava l’ordine di ritirarsi nelle camerate: le maestre facevano un giro di perlustrazione, quindi spegnevano le luci. Fine della giornata!

Come potete capire i ritmi erano molto rigidi e non pochi ricordano con fastidio quelle settimane; da parte loro i Fasci sottolineavano le finalità educative, di ordine, disciplina e rispetto della Patria, nonché i risultati in termini di miglioramento della salute, perché le colonie erano nate innanzitutto per quello.

(Fonte storica: Argento vivo, Ed. L’Assalto, 1932; immagine: collezione Alvisi, Bologna)

Condividi: