150x150 - Il Palloncino Rosso
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150×150

150×150

Ispirandosi al concetto del Kintsugi, l’arte giapponese di riparare con l’oro gli oggetti rotti, l’a.p.s. Il Palloncino Rosso che si occupa dal 2015 di innovazione sociale e rigenerazione urbana partecipata, propone, all’interno della programmazione delle attività per la stagione 2019 di Riutilizzasi Colonia Bolognese, il progetto 150×150.

 

150 è il numero di stabilimenti balneari che si estendono lungo il litorale del Comune di Rimini da Miramare a Marina centro, ne consegue che è anche il numero di gestori (bagnini) che il progetto vorrebbe coinvolgere attraverso la donazione alla Colonia Bolognese di una vecchia sedia o sdraio da spiaggia.
Il progetto prevede inoltre che vengano coinvolti 150 creativi chiamati ad intervenire artisticamente sulla sedia dismessa e donata dai bagnini per darle una seconda opportunità ed una nuova vita.
La sedia riparata, rigenerata, rivisitata…insomma RIUTILIZZATA diventa preziosa sia per il fatto di essere stata donata, sia per l’unicità che assume una volta che è passata per le mani sapienti dell’artista che ha eseguito la “riparazione”. Come la tazza rotta dello Shogun anche la sedia dismessa, da oggetto comune e ordinario, può essere rigenerata e rinascendo diventare una nuova ed unica “opera d’arte”, all’interno della Colonia, pronta per essere riutilizzata.

 

In quest’ottica, l’azione creativa del riuso (di un oggetto comune che assieme a sdraio lettino e ombrellone sono dei simboli della riviera) diventa una vera e propria strategia territoriale in cui i partecipanti coinvolti, sia i gestori di attività sulla spiaggia attraverso il dono di una sedia (che non è una semplice sedia, ma un simbolo del lavoro, del turismo, della riviera), sia i creativi attraverso un personale gesto artistico diventano protagonisti di un’avventura di rigenerazione urbana partecipata, inserendosi a pieno titolo nell’ambito del progetto Riutilizzasi Colonia Bolognese.
La Colonia Bolognese acquisisce così delle vere e proprie opere d’arte diventando di fatto “museo vivo e condiviso” non solo delle sedie come oggetti, ma anche delle storie e delle persone a cui queste sono legate.